sabato, Marzo 2, 2024
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Vesuvio: la rinascita dopo gli incendi di cinque anni fa

Stefano Donati, direttore dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio interviene sulle strategie di prevenzione agli incendi boschivi.

 Quanti uomini in campo? 

Grazie ad una convenzione con i Vigili del Fuoco, da cinque anni, a partire dal 2018, abbiamo attivato due presìdi dei Vigili del Fuoco nel territorio del Parco, dislocati sui due versanti. Sono due squadre di cinque uomini ciascuna, con automezzi e sistemi di primo intervento. Con questi presìdi otteniamo una notevole tempestività di intervento, circoscrivendo quasi sempre gli incendi ai focolai iniziali. Inoltre sul territorio opera il Reparto Carabinieri Parco del Vesuvio, forte di una trentina di uomini, e il Reparto Carabinieri Biodiversità di Caserta, con un’altra decina di effettivi tra militari e operai. Il Piano antincendio boschivo, inoltre, prevede l’aggiornamento continuo delle carte della vulnerabilità e della pericolosità agli incendi, così da sapere in anticipo quali aree tenere sotto maggiore osservazione. Stiamo anche sviluppando un progetto, finanziato dal Ministero della Transizione Ecologica, per l’utilizzo di dati satellitari e sensori, per monitorare in continuo la temperatura e l’umidità al suolo.

La videosorveglianza è stata potenziata e in quali punti? 

Tutto il perimetro del Parco è oggi presidiato da un sistema di videosorveglianza gestito da nove punti di dorsale wireless, forte di 32 telecamere (17 fisse e 15 motorizzate) alcune delle quali a infrarossi per visione notturna, e di dieci lettori targa. Il sistema è gestito dal Reparto Carabinieri Parco, a cui è stato dato in dotazione anche un drone per attività di sorveglianza e indagine.

A che punto è la riforestazione dopo gli incendi del 2017?

Abbiamo definito, con il supporto del Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli, una metodologia per la rinaturalizzazione delle aree incendiate, senza interventi intensivi di riforestazione, ma con messa a dimora, con distribuzione casuale, di ‘isole’ delle specie tipiche dell’area vesuviana, autoctone e resilienti agli incendi. Questo consente di accelerare i processi naturali di rivegetazione, già in corso. Per ora abbiamo messo a dimora oltre 10mila piante con piccoli interventi finanziati da aziende con progetti di responsabilità sociale di impresa, interessando circa quattro ettari. Stiamo per appaltare due grandi progetti da 40 ettari ciascuno, finanziati dal Ministero della Transizione Ecologica.

 

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